Qualcosa che non c’è

Non scrivevo da una vita. Ma è successo, qualche sera fa, non ho voluto farlo ma ho dovuto farlo. E’ stato come distruggere una diga, una diga costruita con insicurezze, paure, difetti, che fermava un fiume in piena. Un fiume che va, ormai va e trascina tutto ciò che riesce a stare a galla.
Un castello costruito con la carta, una fortezza costruita con il fango. E’ crollata, era inevitabile, ed ora mi trovo qui a raccogliere i pezzi. Cos’è che mi ha sempre frenato nel pubblicare un articolo qui? Condividerlo con altri. Ma questa era una delle poche occasioni in cui mi confrontavo con me stesso, in cui avevo un riscontro con me, in cui mi bloccavo un attimo, respiravo, profondamente, e buttavo via l’aria, con calma, lentamente, alla fine di tutto..
Non riesco più a scrivere “stream of consciousness” , non è più da me. Ormai sono più telegrafico, “frasi d’effetto”, mi ha detto qualcuno. Ma che sia la facebookmania? Tutto ridotto ad una frase, ad un nulla. Un pensiero complesso, ridotto, occultato. Mi sono ripromesso, ogni volta che vorrei pubblicare uno stato su facebook, di scrivere qui quello che voglio dire, veramente. Non quello scorcio di me. Tanto ormai questo blog non lo legge nessuno e forse vorrei che nessuno lo leggesse. Vorrei che fossi io a leggerlo. Vorrei poter tornare indietro ogni tanto e scrivere come sono stato in alcuni momenti.
Scrivere è un modo per ricucire le ferite. Ferite spalancate, in cui infilo maledettamente il coltello: basta così.

“ho avuto voglia di vederti in qualsiasi momento nelle ultime settimane”

Dani

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