Una voce veloce, stridula, ma sopportabile, usciva da labbra sottili, accerchiate da due occhi segnati da qualche ruga ed un piccolo naso. Un’acconciatura vaporosa le donava quell’aria seria-demodé che si addice ad una signora di circa 40 anni.
Un giornale in mano.
Prende posto, sorridendo.
Sale una figura particolare, un piumino che esplodeva di colori, accompagnata da un suono simile al ticchettio di un orologio, ma più veloce: erano i suoi tacchi che battevano sul pavimento. Un’aria persa, interrogativa.
Prende posto vicino alla donna demodé.
‘Un giornale?’
‘Certo che è un giornale, è un inserto che davano con..’
Inizia così un fiume di parole, incredibile fiume di parole, su quanto la nostra società sia schiava della televisione; lei invece legge e si informa solo leggendo.
L’altra signora, anche lei sulla quarantina, la guarda, l’aria smarrita fa capolino sul suo volto: ‘io leggo qualcosa, ma un libro intero quasi mai, guardo un sacco di televisione..’ Inizia a raccontare così l’altra faccia della medaglia.
Dopo questo scambio di opinioni, si sorridono, si augurano buon natale, ed il piumino esplosivo scende dal pullman.
Entrambe con il sorriso.
Forse non è un male avere le orecchie libere, ogni tanto.
Il natale ha sempre avuto questa atmosfera? E io dov’ero? Dentro il mio mondo? Terribile
Tanti cari auguri a tutti.
Dani
